È il 18 ottobre 1964, domenica, a Tokio si stanno svolgendo le Olimpiadi. Abdon Pamich, il marciatore pluricampione italiano, medaglia d’oro agli Europei nel 1962, si appresta a partire per la finale olimpica dei 50 km di marcia. Per lui è la gara della rivincita, poiché a Roma nelle Olimpiadi del 1960 è arrivato solamente terzo. Sulla riga di partenza ci sono, assieme a lui, i più forti marciatori del Mondo e, incrociando gli occhi dei migliori, il suo sguardo si posa su quelli dell’atleta ungherese Istvan Havasi. Subito la sua mente lo porta al 1947, nella sua città natia, Fiume, in Istria, quando per lui si consuma, lo strappo con le proprie radici. Il suo ricordo lo porta alla notte del 23 settembre 1947 quando assieme al fratello Giovanni, fugge a piedi per raggiungere l’Italia. Anche lui in quei giorni vive, come molti Istriani, le conseguenze del Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947 che, con l’annessione dell’Istria alla Jugoslavia del Maresciallo Tito, ha dato vita all’Esodo Istriano-Giuliano-Dalmata. Una tragedia che ha visto una regione intera svuotarsi quasi completamente dei suoi abitanti.

Lo spettacolo, rivolto ad un pubblico di ragazzi, racconta tutta la finale olimpica dei 50 km, intervallata da una serie continua di flashback, che si accendono nella mente di Abdon Pamich in corrispondenza di alcune tappe del percorso: le insidie della gara rappresentano un ponte immediato con le avversità di quella notte del 1947: la voglia di essere liberi, la paura di non arrivare, di perdere tutto, il desiderio di affermare il proprio valore e il sacrificio. Saranno il ricordo vivo delle proprie origini, la forza di volontà e la speranza a condurre Abdon Pamich all’impresa più grande.

Scritto e interpretato da Marco De Rossi, con la drammaturgia e la regia di Gianmarco Busetto, il supporto tecnico di Marco Duse, il progetto, nato dalla ricerca dell'autore sul fenomeno storico e sociale dell'Esodo, è stato premiato come miglior testo drammaturgico a Segnali 2021 - festival di Teatro Ragazzi XXX edizione, e finalista alla sezione Premio Speciale Giovanni Arpino nel concorso Inedito di Torino - Colline di Torino - XIX edizione.