Prima che raggiungere l'infinito, dovremmo farci raggiungere dall’infinito. 

Alessandro D'Avenia

Una voce è un dato personale unico, attraverso cui siamo riconoscibili.

Molte persone che hanno sofferto di DCA (anoressia, bulimia, b.e.d./binge eating disorder) parlano di una voce interiore dispotica e crudele che ordina come comportarsi, e in genere guida verso comportamenti masochistici e autodistruttivi. Una voce che viene definita non autentica, perché nel tempo non cambia, nata da una disconnessione tra mente e corpo.

Ma com'era quella voce, prima di distorcersi? Quali bisogni, sogni, desideri non ascoltiamo, dentro e fuori di noi, così a lungo che sono in grado di trasformarsi in noi un potere violento e autodistruttivo?

Ispirata da questa domanda, e al libro “Oltre. Scoprirsi fragili: confessioni sul (mio) disturbo alimentare” di Sandra Zodiaco, l’8 gennaio 2020 la compagnia FZ under 35 ha dato avvio a una ricerca per dare vita a una produzione che, a fronte degli oltre tremila morti all'anno causati dai DCA – Disturbi del Comportamento Alimentare nel nostro paese, e di decine di migliaia di persone che hanno vissuto nella loro vita l’esperienza di un disturbo alimentare, si proponesse quale strumento di sensibilizzazione e prevenzione per accompagnare le azioni degli esperti.

In seguito alla pandemia, a giugno 2020, durante tre residenze è stato possibile trasformare il primo semestre di ricerca, influenzato dal periodo di lontananza della compagnia a causa della quarantena, in vera e propria ricerca performativa e teatrale. Una serie di improvvisazioni non solo con gli attori in scena, ma con tutti i partecipanti alla compagnia teatrale, caratteristica propria delle ricerche di FZU35 – Flowing Streams, ha consentito di selezionare le molte scene teorizzate e di costruire un copione definitivo.

Infine, dopo un anno e mezzo è nato “La Voce”, due giovani attori e due giovani attrici mettono in scena un medesimo copione in cui i personaggi, dopo inutili tentativi di omologazione, si ritrovano testimoni di fronte a se stessi, costretti a fare i conti con desideri e privazioni, e ad attraversare, al maschile e al femminile, tante situazioni, emerse nella drammaturgia grazie a una ricerca di un anno e mezzo: la relazione tra tirannia e libertà, la ricerca d'identità, il disagio con il proprio corpo, la relazione tra unicità e omologazione, l'unità tra mente, cuore e corpo, l'incomunicabilità - in una dialettica sadomasochistica che non fa che ripetere la trasformazione della vittima in carnefice e del carnefice in vittima, e infine l'accettazione della propria umana fragilità, delle proprie ombre così come della propria luce, intrecciate in un continuo dialogo, tra capire e sentire, in un mondo di opposti con cui fare la pace, così da restituirci il contatto con gli aspetti di noi più preservati e la profondità a cui abbiamo diritto, come modo per riunirsi e armonizzarsi al ritmo del proprio cuore.

L'esplorazione concreta di ogni tema, attraverso la presenza di due attori maschi e di due attrici femmine ci ha dato la possibilità di sperimentare nella pratica le differenti possibili sfumature del viaggio verso la riconciliazione con sé nella società giovanile contemporanea. Inizialmente in scena c'erano una ragazza e un ragazzo, assecondando la volontà di parlare a un pubblico completo, dato che se inizialmente questa malattia aveva una forte incidenza sulle femmine, negli ultimi anni si è assistito a un importante aumento dei casi anche tra i maschi. La proposta di realizzare un doppio spettacolo, con un medesimo copione, è nata cercando di superare una crisi intervenuta alla fine dell'inverno 2021, che aveva generato uno stop nella produzione dello spettacolo. Creando una coppia al femminile e una al maschile il fondamento drammaturgico dell'accettazione dell'incarnazione – in un corpo rispettivamente femminile o maschile – è finalmente fluito in modo naturale, conducendoci a un finale che auspica la possibilità di ricomporsi, di riunirsi, con se stessi prima che con qualsiasi altra immagine fuori di sé.

Lo spettacolo è completamente muto. L'intuizione, nata dal confronto diretto e indiretto con alcune persone che del disturbo alimentare ha sofferto, è stata di veicolare unicamente attraverso il corpo e il linguaggio non verbale la potenza espressiva delle nostre “voci interiori”, così come il disturbo stesso propone. In tal modo gli attori hanno attraversato la ricerca percependo come bisogni, talenti, desideri taciuti, potrebbero forse divenire opportunità vitali anziché autodistruttive

Con Alice Marchiori e Veronica Di Bussolo, e con Pietro Zotti e Anatolji Tegon, drammaturgia e regia Carola Minincleri Colussi, aiuto regia Innocenzo Capriuoli, coreografie Elena Friso, assistente all'interpretazione Anna Novello, è la nuova produzione della compagnia FZ under 35, con il patrocinio di Coloriamoci di Lilla – Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla per la sensibilizzazione sui DCA - Disturbi del Comportamento Alimentare, finalista Premio Tuttoteatro Dante Cappelletti alle arti sceniche 2020.

Foto di Luca Colussi